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Professioni in Italia: i risultati di uno studio Isfol e Istat

Isfol e l’Istat, due dei più importanti istituti di ricerca in Italia, hanno condotto insieme un’indagine sulle professioni che approfondisce la notra conoscenza sul mercato del lavoro e sugli effetti della crisi in termini occupazionali.

I risultati mettono in luce che più colpiti risultano essere gli artigiani e gli operai specializzati che perdono 555 mila occupati, mentre le professioni impegnate in attività elementari sia di produzione che di servizio aumentano di 538 mila unità. Nei tre anni precedenti l’intervista solo una professione su quattro ha sperimentato dei cambiamenti nelle modalità di svolgimento del lavoro, di contro oltre 14 milioni di occupati esprimono la necessità di aggiornare le conoscenze e competenze acquisite o di apprenderne di nuove ma solo poco più della metà delle professioni previste dalla classificazione svolge attività di sviluppo delle professionalità acquisite almeno una volta l’anno.

La ricerca ha individuato come “fattori di protezione” nei confronti della crisi e della perdita del posto di  lavoro “elasticità”, “creatività” e “resilienza” e ha identificato tra le professioni che contengono maggiormente questi fattori quelle del ricercatore nell’ambito delle science mediche (86,5 in una scala da 0 a 100) e del docente universitario in scienze biologiche (84,4). Nelle professioni in cui tali caratteristiche sono più diffuse nel 2012 risultano impiegate nel complesso 1 milione e 571 mila persone, pari al 6,8 per cento del totale degli occupati.

Tra le professioni che offrono buone possibilità di realizzare le aspirazioni professionali si annoverano quelle dell’artigianato, chi le svolge riceve anche un buon riconoscimento dei propri meriti (58,2 in una scala da 0 a 100), certamente più di quanto accada a chi svolge una professione di elevata specializzazione (55.2). Queste ultime, infatti, rispetto al riconoscimento dei propri meriti, sono penultime in graduatoria, seguite solo dalle professioni operaie non qualificate. Tra gli occupati che percepiscono maggiormente l’insicurezza del proprio lavoro vi è una netta predominanza degli addetti ai call center (11,3 in una scala da 0 a 100 dove 0 indica molto insicuro e 100 molto sicuro) e le professioni dello spettacolo (20,7). All’estremo opposto, l’insicurezza minima si registra nelle professioni universitarie (82,9 per cento), nella magistratura (89,1), gli ambasciatori (78,5) e le professioni della pubblica sicurezza (88,8).

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