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Il 63% delle aziende trova candidati attraverso conoscenze e contatti diretti

Appena il 2,2% delle imprese italiane assume personale proveniente dai Centri per l’Impiego. Le aziende preferiscono reclutare personale tramite le "segnalazioni" di conoscenze e contatti diretti (nel 63,9% dei casi) e attraverso le banche dati aziendali (24,4% dei casi). E sul fronte candidati non è che le cose vadano molto meglio: appena il 5% degli occupati italiani si è rivolto a agenzie private autorizzate per trovare occupazione.
In sintesi, i lavoratori intermediati e forniti dai servizi per il lavoro, sia pubblici che privati, rappresentano una quota inferiore al 5%, a fronte di una media europea del 9,4%. Un dato a dir poco incredibile, considerando le enormi potenzialità offerte da internet proprio in termini di incrocio tra domanda e offerta di lavoro!

Questi dati, che testimoniano una situazione di poca efficienza dei servizi per il lavoro è stata recentemente denunciata da Rete Imprese Italia (associazione che rappresenta Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti ) nel corso di un’audizione svoltasi presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Nel corso dell'audizione, Rete Imprese Italia ha legittimamente sottolineato la necessità di sfruttare la grande opportunità offerta dal Jobs Act per riorganizzare e potenziare il sistema dei servizi per il mercato del lavoro e renderli strumenti efficaci di politiche attive del lavoro, realmente utili alle imprese e ai lavoratori.

Il primo step potrebbe essere quello di un coordinamento che porti uniformità delle norme in tutte le Regioni, magari creando un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, Regioni e Province Autonome, alla quale attribuire competenze in materia di servizi per il la voro per riuscire finalmente a coordinare questo tipo di servizi, pubblici e privati, realizzando così l’integrazione tra politiche attive e passive.

Inoltre, Rete Imprese Italia ritiene necessario cogliere l’occasione del Jobs Act per innovare le modalità con le quali vengono gestiti i servizi di collocamento e reimpiego, collegando strettamente gli interventi di sostegno al reddito con le misure di reinserimento nel mercato del lavoro. Un esempio in tal senso potrebbe essere l'introduzione del principio di condizionalità. Di cosa si tratta? Molto semplice: il diritto a percepire trattamenti di sostegno al reddito è condizionato all’obbligo di partecipare a iniziative di reimpiego.
Quindi maggior partecipazione degli attori in causa (politica, sindacati, aziende, lavoratori, operatori pubblici e privati) per un reale miglioramento strutturale delle regole e dei servizi nel mercato del lavoro italiano..



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