Pubblicato 10:17 - da Redazione con 0 commenti

COME LE AZIENDE E I CANDIDATI VEDONO IL MERCATO DEL LAVORO

In Italia le aziende e le società sembrano aver ritrovato la fiducia, mentre i candidati continuano a posizionarsi su una linea più prudente sul proprio futuro professionale nel breve e medio termine. Entrambi concordano, però, sui temi al centro dell’agenda politico-economica del Paese come il Jobs Act, la modifica all’articolo 18 e l’anticipo del Tfr in busta paga. E' quanto emerge nella nuova edizione della 'Salary Guide', l’indagine sul mondo del recruitment condotta da Hays, società leader specializzata nella ricerca di profili di middle e top management.





Lo studio, che quest’anno ha coinvolto più di 1.000 professionisti e 270 aziende a livello nazionale, analizza il mercato del lavoro e le sue dinamiche, gli andamenti retributivi e le figure più ricercate, ma anche l’uso dei social media nella selezione, il Jobs Act e le quote rosa.

Dopo anni di incertezza e precarietà, il mercato del lavoro in Italia sembra risalire la china, come dimostra l’ottimismo delle aziende intervistate. Il 47% del campione, infatti, ha pianificato nuovi ingressi per i prossimi mesi, focalizzandosi soprattutto su profili tecnici e di middle management (70%), professionisti con una breve esperienza professionale (39%), tirocinanti e apprendisti (48,1%). Il 33,3% delle aziende ha, inoltre, incrementato il budget destinato alle attività di ricerca e selezione, mentre il 46,5% ha riconfermato il livello d’investimento dello scorso anno.

E dall’altra parte della scrivania? Purtroppo, non si registrano le stesse fiduciose aspettative. Secondo il 51% dei professionisti, il mercato del lavoro sta ancora attraversando un periodo difficile per effetto della crisi economica, per il 16% del campione il mercato è in fase di stallo, mentre solo il 15% dei lavoratori intravede una possibilità di ripresa nei prossimi mesi.

Pareri discordanti tra imprese e addetti anche sui problemi che continuano ad affliggere il mercato del lavoro. L’82% delle aziende mette al primo posto l’elevato costo del lavoro, a cui seguono l’eccessiva rigidità della legislazione (58%), la sovrabbondante burocrazia (55%) e lo scarso dinamismo del mercato (43%). Secondo i professionisti intervistati pesano, invece, sull’attuale scenario economico, la sproporzionata tassazione per le aziende intenzionate ad assumere (76%), il clima di sfiducia generale (53%), la recessione economica (41%) e la difficoltà di accedere al credito bancario (35%).

Lavoratori e aziende, seppur con percentuali diverse, concordano invece sui temi al centro dell’attuale dibatto politico-economico. Secondo il 45% delle aziende, il Jobs Act non sarà sufficiente a rilanciare l’occupazione senza un’adeguata riforma del sistema fiscale. La quasi totalità del campione (75,8%) si ritiene, invece, favorevole alla riforma dell’articolo 18 per dare nuovo slancio al mercato occupazionale in Italia. Sulla questione dell’inserimento in busta paga del Tfr, il 45,2% delle imprese è contrario perché mette a rischio la propria liquidità.

Anche il 42% dei professionisti italiani ritiene che il Jobs Act non sia sufficiente per dare respiro all’economia senza un'adeguata revisione fiscale. Per quanto riguarda, invece, l’articolo 18, è da modificare per il 44% dei lavoratori, mentre 6 professionisti su 10 si dichiarano contrari all’anticipo del Tfr in busta paga, perché danneggia la liquidità delle imprese già messa a dura prova dalla crisi economica.

Nonostante la turbolenza di questi ultimi anni, il 66,4% delle aziende non ha diminuito (o congelato) lo stipendio base dei propri dipendenti nel corso del 2014, tanto che 4 lavoratori su 10 (38,7%) hanno addirittura visto aumentare la propria retribuzione. Molti professionisti (58%) possono, inoltre, contare su una percentuale variabile del proprio stipendio, che può essere subordinata al raggiungimento di obiettivi individuali (71%), risultati aziendali (64,6%), o alla valutazione delle performance lavorative (33,5%).

Infine, dati interessanti emergono anche dal rapporto donne e carriera. Aziende e professionisti, nella stessa percentuale (70%), ritengono che l’Italia non offra alle donne le stesse possibilità di carriera dei colleghi uomini. Tra le principali ragioni di questa disuguaglianza spiccano: la mancanza di efficaci pratiche di conciliazione famiglia-lavoro come il telelavoro o la formula del part-time (63,5%), l’assenza di politiche a sostegno della famiglia (61,1%), la disomogeneità nella disponibilità di servizi all’infanzia (35,8%) e la mancanza di meritocrazia (35,1%).




0 commenti:

Posta un commento