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Italiani popolo di imprenditori sempre meno giovani

In Italia si contano circa 7 milioni e 800 mila imprenditori, con 408 mila posizioni riferibili agli under 30 (più del 5% di quelle complessive). Una porzione, quella dei giovani imprenditori, piuttosto consistente ma fortemente ridimensionata negli ultimi anni della "crisi". Cinque anni prima, infatti, se ne contavano 94 mila in più, ed in un solo anno se ne sono persi 16 mila! Malgrado il "calo" manteniamo comunque il record europeo di giovani lavoratori in proprio senza dipendenti, a conferma di quanto gli italiani siano un popolo particolarmente propenso al fare impresa.
Sono solo alcuni dei dati rilevati da una ricerca condotta da Data Giovani, che ha esaminato le cariche imprenditoriali detenute da giovani con meno di 30 anni alla fine del 2013 e le evoluzioni intercorse rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ed al 2008.



LE TIPOLOGIE SOCIETARIE
Crescono solo s.r.l. con unico socio e semplificate. La diminuzione si è registrata in tutte le tipologie di carica, con particolare rilevanza soprattutto nel caso dei soci (-5,4% rispetto al 2012, -22,9% dall’inizio della crisi) e tra gli amministratori di impresa (-3,7% e -21,7%). Le cariche detenute in società di persone ed imprese individuali, in cui si annoverano oltre l’80% delle cariche, sono quelle che hanno registrato le flessioni maggiori, in particolare per le s.n.c. (-9,6% sul 2012 e -34% sul 2008). Crescono invece nell’ultimo anno gli imprenditori che hanno scelto la forma giuridica delle società di capitale (60.355 cariche, +2,1% sul 2012): l’aumento di cariche in s.r.l. con unico socio (+3,4%) e delle s.r.l. semplificate (4.508 cariche, non paragonabile alle appena 365 cariche del 2012) sono riuscite a compensare le flessioni di giovani nelle s.r.l. (-6,6% sul 2012, che continuano comunque a raccogliere quasi tre quarti delle cariche complessive in società di capitale).

LE AREE GEOGRAFICHE
Nel breve periodo soffre di più l’imprenditoria giovanile del Nord Ovest, dall’inizio della crisi il Nordest. Focalizzando l’attenzione su amministratori e titolari Under 30, nonostante non siano i territori in cui l’imprenditoria giovanile è più diffusa, è nell’Italia Settentrionale che la “sparizione” di cariche imprenditoriali giovanili si è fatta maggiormente sentire. Il Nordovest ha sofferto più di altri nell’ultimo anno (-4,6%, pari ad oltre 4 mila cariche Under 30 in meno), in particolare Piemonte e Liguria che hanno superato quota -5%.

I SETTORI IN CALO E QUELLI IN CRESCITA
In forte calo le costruzioni, il manifatturiero, le attività immobiliari e professionali. In aumento ristorazione, servizi alle imprese, informazione e comunicazione e finanza. Il settore che soffre di più, il secondo in assoluto per numero di imprenditori giovani, è quello delle costruzioni, con l’11% di titolari ed amministratori Under 30 in meno rispetto al 2012 (quasi 6.500), seguito da altri due dei comparti più rilevanti, vale a dire l’agricoltura (-6,2%) e le attività manifatturiere (-4,7%). Vi sono poi, al contrario, settori che hanno evidenziato aumenti di cariche: si tratta in primis del comparto degli alloggi e della ristorazione (quasi 40 mila titolari e amministratori Under 30, +1,1%), ma vanno citati anche i servizi di noleggio e consulenza alle imprese (+4,7%), i servizi informatici e di comunicazione (+2%) e le attività finanziarie ed assicurative (+12,9%).

LAVORATORI IN PROPRIO I ITALIA E IN EUROPA
L'Italia tra i grandi Paesi ha il record di lavoratori in proprio senza dipendenti, ma uno di quelli in cui questa componente lavorativa è più in difficoltà. In Italia si contano oltre 1 milione e 300 mila own-account workers Under 40, vale a dire lavoratori in proprio senza dipendenti, che rappresentano il 15% del totale degli occupati della fascia d’età, un record quasi assoluto per l’Europa (se si esclude tra i principali Paesi la Grecia, che arriva al 18% ma con numeri assoluti ben lontani dai nostri). La media dell’area Euro si ferma praticamente alla metà (7,5%), Francia e Germania al di sotto del 5%. Si conferma dunque come l’Italia sia un Paese in cui è particolarmente vivo lo spirito di auto imprenditorialità. L’altra faccia della medaglia è che, assieme alla Germania, il nostro Paese è l’unico tra gli 8 considerati a registrare una flessione di lavoratori in proprio nel 2013, e di dimensioni consistenti (-8,3%).

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